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Conversazione Tratto da un testo di Ian Ewan.
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L'uomo
nell'armadio cui allude il titolo è certo una creatura disagiata, con
un passato e forse un presente di sofferenza. Ma anche in un'urgenza di raccontasi.
L'uomo nell'armadio è indubbiamente un caso interessante per la psichiatria.
Non solo per il suo stato di disagio o per la sua apparente mancanza di una
vita normale fatta anche di rapporti col resto della società, ma per
la lucida decisione di fare di tutto questo, del proprio passato e della capacità
di leggerlo, la materia di un racconto, tutt'altro che improvvisato: ragionato,
ordinato, curato anche nella scelta di un lessico che non è certo quello
di una persona che nella vita abbia fatto solo ciò che lui ci racconta
di aver fatto: vivere fino a diciassette anni nel grembo materno, imparare
a leggere e scrivere solo a diciotto anni, dimenticare tutto in fretta e passare
il resto della vita facendo lo sguattero, il ladruncolo, il carcerato.
Dunque lo scatto che non ci racconta, il momento in cui ha deciso che la sua
storia meritava di essere raccontata, nel chiuso della sua camera/armadio
o in un teatro, a sé stesso, ad un assistente sociale o a un pubblico
plaudente, è quello che lo rende un po' meno buon selvaggio, e un po'
più simile a me.
L'uomo
nell'armadio dopo aver subito la vita ha deciso di farne un racconto; si è
chiuso da solo nel suo armadio, e non è detto che fuori stesse meglio.
(Ugogiulio).
Spettacolo da appartamento.
Per un pubblico adulto di non più di 15 persone a replica.
Un attore e un tecnico.
Durata: 70 minuti.
Esigenze tecniche: un sopraluogo alla casa per verificarne i requisiti
minimi.
Per informazioni: @teatrodastrada.org