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La ghironda Ricerca sulla storia degli strumenti musicali
(corso b)
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Figura
1: Organistrum, dettaglio del portico della Cattedrale di Santiago di
Compostela, XI sec.
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Pochi strumenti musicali come la ghironda subirono mutamenti di status sociale
tanto svariati e repentini nel corso del tempo. Infatti, nellXI secolo,
la ghironda fu associata alla musica sacra eseguita nelle chiese e nei monasteri;
nel XII secolo, fu collegata alla musica atta a rallegrare le corti dei nobili
signori; dal XIV secolo, fu vista come strumento delle classi meno elevate
e dei mendicanti ciechi. Siccome la cecità era considerata come manifestazione
fisica di una mancanza morale, lo strumento si guadagnò una reputazione
negativa che si perpetuò anche nei secoli a seguire.
Nel periodo Rinascimentale, subito antecedente allepoca qui presa in
oggetto, la ghironda godette di scarsissima considerazione, destino comune
anche agli altri strumenti adoperati principalmente dagli artisti girovaghi.
Per la società rinascimentale, il solo fatto di non possedere una fissa
dimora era, infatti, considerato sinonimo desclusione sociale e i musicanti
che non fossero riuniti in corporazioni o non lavorassero presso le corti
erano equiparati a vagabondi e tacciati dinfamia.
Fino al XVII secolo, musici e giullari rientravano in categorie lavorative
di bassissima reputazione ed ugual destino era riservato a pastori ed agricoltori,
costretti dal loro mestiere alla solitudine e quindi ritenuti degli asociali.
Così i loro più tipici strumenti, fra cui la ghironda e la cornamusa,
erano ritenuti adatti solo a riunire la gente del popolo e ad essere suonati
normalmente da mendicanti ciechi o da vagabondi che passavano di porta in
porta per far ballare i servitori, i bambini o i contadini. Strumenti concepiti
per divertire le classi meno elevate, adatti al ballo agreste ed alla soddisfazione
della gente semplice.
Solo nel XIII secolo, la campagna ed i suoi lavoratori divennero accettabili
agli occhi degli strati sociali più elevati, perché rispondevano
alla nuova passione della corte francese per gli effetti arcadici
e pastorali.
Lo stile pastorale, sia in musica sia in letteratura, nacque in realtà
già nel periodo Rinascimentale italiano ed arrivò alla corte
francese ben più tardi. Andrea Gabrieli (1520 ca. 1586) fu uno
dei fondatori dello stile musicale pastorale, mentre lArcadia del Sannazzaro,
che aveva visto la luce nel 1502, aveva codificato il clima della poesia pastorale
per tutti i secoli a seguire. Più tardi, il Pastor Fido del Guarini
divenne una delle fonti di testo preferite degli autori di madrigali.
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Figura
2: Musette, Enciclopedia Diderot e Lambert
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Ninfe e pastori popolano un numero incalcolabile di madrigali, ai quali conferiscono
il tono triste e giocoso dei propri amori, gioie e crepacuore.
Gli strumenti popolari a bordone, come la ghironda, la cornamusa e la musette,
assunsero valore di simboli delle caratteristiche agresti, rispondendo alle
esigenze culturali ed estetiche del tempo. La moda più che la considerazione
musicale fu la prima responsabile della popolarità di questi strumenti.
Un nuovo tipo di musicista apparve così nelliconografia dellepoca
di Luigi XV, ed il ritorno alla natura caratterizzò tutto
il XVIII secolo in Francia: il povero mendicante fu rimpiazzato da personaggi
apparentemente paesani ma associati alle feste campestri e galanti che deliziavano
le classi più elevate. Dallambiente popolare si passò
ad un ambiente agreste del tutto diverso, dove i musicisti erano
rappresentati come un consort di ghironda, musette, oboe e violino ed integrati
ad un più ampio gruppo di personaggi tutti elegantemente vestiti. Così
anche i pastori di Lully erano personaggi eroici, tanto stilizzati
che le loro caratteristiche peculiari apparivano a stento in scena.
Il gusto musicale agreste sincontrò con gli strumenti a bordone
e Versailles fu il luogo comunemente individuato come punto dunione,
quando la nobiltà francese sinteressò alle esibizioni
di due menestrelli, Janot e La Rose, il primo dei quali suonatore di ghironda.
Questo avveniva fra il 1670 ed il 1680.
Egli suonava molto bene le Controdanze ed altre arie simili; cantava altrettanto
bene le Vaudevilles e si accompagnava con la ghironda; eseguì anche
alcuni fra i più noti brani tratti dallopera di Lully come la
Descente de Mars ed altre arie desecuzione assai difficile.
Il fatto stesso di suonare parti delle opere di Lully è simbolico perché
testimonia la volontà di inserire lo strumento in un ambiente a lui
del tutto nuovo, quello della musica tonale. La ghironda non era più
uno strumento basso ma diventava, a tutti gli effetti, un nuovo
membro dello strumentario del suo tempo.
Le cronache riportano addirittura come una delle figlie di Luigi XV, Adelaide,
e la stessa regina si dilettassero nel suonarla. Amata dalla regina e dalle
sue figlie, la ghironda entrò a far parte dellintimità
delle donne reali, rappresentando la vita calma e un po malinconica
della sovrana, scandita dai lavori femminili, le opere pie e le piccole feste
private.
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Figura
3: P. Mersienne, L'Harmonie universelle, 1636.
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La ghironda e la musette furono modificate ed adeguate alle nuove e più
complesse esigenze musicali.
Già nella prima metà del 1600 la musette subì importanti
variazioni tecniche e vari adattamenti: nel 1650 fu fornita da M. Hotteterre
di unulteriore canna che le aumentava lestensione verso tonalità
più acute. In seguito, fu dotata di un sistema di bordoni ottenuto
da un gruppo di canne di piccole dimensioni riunite in un unico contenitore,
che potevano essere messe in comunicazione le une con le altre ed aggiustate
in lunghezza per opera dappositi cursori. Al gruppo di bordoni erano
collegate diverse ance che consentivano così lottenimento di
un accordo completo. La sacca era ricoperta di seta o velluto e laria
era insufflata attraverso un piccolo mantice da porre sotto il braccio del
musicista.
La ghironda dovrà invece attendere linizio del 1700 per trasformarsi
nello strumento che oggi conosciamo. Grazie alla propria versatilità
ed alla capacità di adeguarsi ai cambiamenti degli stili musicali ed
alle funzioni sociali ad essi legati, conobbe un inaspettato e repentino aumento
di popolarità.
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Figura
4: Hieronimus Bosch, Madrid, Prado, 'L'inferno musicale', dettaglio.
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Figura
5: Frontespizio de "La Vielleuse Habile" di J. F. Bouin
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Levoluzione organologica obbedisce solitamente a due regole: la ricerca
tecnologica ed i valori simbolici degli strumenti stessi. Ogni caratteristica
tecnica ed organologica è portatrice di un messaggio filosofico, è
segno di unideologia.
Proprio a causa di questi segni, di queste convenzioni sonore e visive, lutilizzo
di uno strumento musicale va scomparendo o affermandosi. Intorno al 1650 liuto,
voce ed organo erano praticamente gli unici solisti riconosciuti; alla fine
del XVII secolo si unirono il clavicembalo e la viola da braccio; fra gli
anni 1700 e 1715 la viola da gamba, il flauto traverso e loboe; un po
più tardi, tra il 1720 e il 1730, la musette, la ghironda e il violoncello.
Grazie alla voga barocca francese, che fece apprezzare ed utilizzare la ghironda
anche ad esponenti della corte, furono così compilati numerosi metodi
che disciplinavano ed affinavano luso dello strumento stesso.
In particolare, le opere teoriche dedicate alla ghironda furono quattro: Pièces
choisies pour la viéle (
). Parigi, Ballard, 1732; Principes
pour toucher de la viele (
) di Dupuits. Parigi, 1741; La
vielleuse habile (
) di Bouin. Parigi, 1761; La belle vielleuse
(
) di Corrette. Parigi, 1782.
Titoli come La belle vielleuse di Michel Corrette o La vielleuse
habile di Jean Francois Bouin, ci mostrano quanto limmagine della
ghironda si fosse allontanata da quella del suonatore ambulante per ricollegarsi
invece a suonatori raffinati e di sesso femminile.
Si pongono così davanti ai nostri occhi, ad un secolo di distanza,
due rappresentazioni diametralmente opposte del medesimo strumento: verso
il 1650 è ancora raffigurato come suonato da mendicanti ciechi, intorno
al 1750 liconografia ce la mostra tra le mani di deliziose e giovani
fanciulle appartenenti alla classe nobiliare.
Essendo diventato strumento amato dalla corte francese e quindi costruito
da appositi artigiani e non più in proprio dai suonatori, acquista
un più elevato valore commerciale. Nella già citata La
vielleuse habile è riportato il prezzo appropriato per un buono
strumento, che è valutato variabile dai quattro ai dodici Luigi doro.
Sempre nello stesso manuale si consigliano misure adeguate alla cura ed alla
conservazione di uno strumento diventato prezioso, come il più sicuro
trasporto in unapposita custodia o il fatto di riporla al mattino nel
letto caldo del suonatore per preservarla da freddo ed umidità, affinché
i tasti non si deformino e scorrano sempre correttamente.
I metodi per ghironda formalizzarono anche il corretto utilizzo dello strumento:
la tastiera era azionata dalle quattro dita della mano sinistra mentre il
pollice rimaneva inutilizzato. Questa tecnica evocava sicuramente quella degli
altri strumenti a tastiera dellepoca, come il clavicembalo e lorgano.
Sempre dal clavicembalo era tratto luso del glissato, dove le dita si
susseguono velocemente le une dopo le altre e permettono alla mano di spostarsi
molto rapidamente.
Per quanto riguarda i colpi di trompette, la questione si faceva più
delicata. Nei metodi barocchi sinsisteva spesso sul martellare perpetuo
della trompette tipico dei suonatori ambulanti del XVII secolo; anche se i
liutai di corte trasformarono molto la sua sonorità, luso della
trompette era previsto con estrema moderazione.
Oltre alla possibilità di staccare le note con un colpo di trompette,
questa era prevista soprattutto per permettere al musicista di adattarsi al
tempo del brano. Erano ammessi i colpi da due, da tre, da quattro ed anche
da otto, anche se questi ultimi erano da utilizzare molto raramente.
Le difficoltà sopravvenivano quando la ruota diventava un elemento
atto a rinforzare lespressività di un brano e non solo a sottolinearne
il ritmo. Furono creati nuovi segni musicali per indicare una rotazione più
rapida che rinforzasse il suono o unaccelerazione progressiva della
manovella. In brani più dolci erano previsti colpi di trompette modificabili
a discrezione del musicista e della sua sensibilità.
Era in oltre consigliato di arrestare la ruota tra la fine di una frase musicale
e linizio della seguente. Gli autori indicavano due distinti modi per
staccare le note fra loro: col la trompette e con la diteggiatura. Questultimo
metodo consisteva nel togliere le dita dalla tastiera e, essendo la ghironda
uno strumento a suono continuo, i cantini confondevano così la propria
nota con laccordo dei bordoni creando un particolare effetto espressivo
di costante ritorno al sol allunisono.
La grande attenzione riservata dai metodi settecenteschi per lutilizzo
della trompette, mostra a quale livello di elaborazione teorica si fosse giunti
e quanto fosse importante per i teorici dellepoca allontanare la ghironda
dallimmagine di strumento monotono ed inespressivo derivante dai secoli
precedenti.
Una storia della ghironda fu pubblicata da Antoine de Terrasson nel 1741,
con una seconda edizione nel 1768. Terrasson fu un suonatore di musette, flauto
e ghironda, oltre ad essere un uomo di lettere ed un giurista e si propose
di dimostrare limportanza e la rispettabilità dello strumento
facendo risalire le sue origini alla mitologia greca ed alla lira di Orfeo.
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Figura
6: Frontespizio de "Le Printems" di N. Chedeville
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Per quanto riguarda il repertorio, questo si presenta certo assai lontano
da quello del XVI e XVII secolo, ancora tipico dei suonatori itineranti, basato
su di una tecnica ed un repertorio popolare e quindi poco adatto alle orecchie
raffinate dei nobili e dei musicisti colti.
Furono così adattati inizialmente per ghironda brani non propriamente
nati per questo strumento.
La prima apparizione documentata della ghironda alla corte francese è
nel Ballet de limpatience, presentato al Louvre nel 1661.
Lanno successivo lo strumento fu inserito da Lully nel suo Ballet
des sept planètes; il suo utilizzo era ancora una novità
e Lully non compose, nella propria carriera, altri brani per ghironda.
Come già accennato precedentemente, a tutta prima musette e ghironda
ebbero numerosi brani in comune. Joseph Bodin de Boismortier, non uno specialista
di musica per ghironda quanto piuttosto un abile compositore attirato dalle
varie possibilità che gli offriva lo strumentario del suo tempo, pubblicò
nel 1727 lopera 17 per due musette eventualmente sostituibili con altri
strumenti fra cui la ghironda; in seguito, nel 1730, compose lopera
27 dove questo strumento era suggerito per lesecuzione di sei arie e
due sonate.
Certo, il repertorio di base della ghironda continuò a lungo ad essere
derivato da quello per musette: nonostante le differenze organologiche, lassociazione
era sentita come quasi obbligatoria, anche se la musette era usata alla corte
francese da più di un secolo ed era presente già nelle opere
di Lully, come in Alceste del 1674.
Sempre nella Vielleuse habile spicca il brano Les bergeries,
adattamento per ghironda di un Pièce de clavecin del sesto
ordre di Francois Couperin, brano inserito anche nel Clavierbuchlein di Anna
Magdalena Bach.
Nicolas Chedeville adattò per ghironda alcuni concerti per violino
di Antonio Vivaldi; Vivaldi stesso è ritenuto lautore delle sei
sonate Opera 13 Il Pastor Fido, eseguite per musette, ghironda,
flauto, oboe, violino e basso continuo.
Musette e ghironda erano utilizzate alternativamente come strumenti melodici
in numerose arie di ispirazione campestre anche se i bordoni, loro caratteristica
peculiare, erano di impiccio nelleffettuare corrette modulazioni armoniche.
Così, si ricorse ad unalternanza tra strumenti a bordone ed altri
più propriamente melodici per le parti armonicamente più complesse:
anche nel repertorio concertistico i bordoni cedevano il passo agli altri
strumenti nelle parti di ripieno e nelle modulazioni.
Un brano composto specificatamente per ghironda è presente nellopera
comica di Jean-Joseph Mouret del 1725, La filosofia ingannata dalla
natura, dove la scena finale prevede unentrata con accompagnamento
di ghironda, viola da gamba e basso continuo.
Nel 1742 Lemenu de Saint Philibert pubblicò la cantata La
Viele. Lopera si divideva in tre parti : nella prima aria si udiva
uno strumento suonare fuori scena; lo strumento era inizialmente scambiato
per una lira suonata da Apollo. Successivamente, scoperta la ghironda ed il
musicista che la suonava, la cantata terminava con la loro glorificazione.
Lo strumento era protagonista dellintera opera, malgrado fosse sostenuto
musicalmente da violino, violoncello e clavicembalo.
Linserimento della ghironda nel gruppo degli strumenti colti
è attestato anche dal numero di alti professionisti che cominciarono
ad adoperarla abitualmente. Da ricordare è il duo Danguy e Charpentier,
il primo virtuoso della ghironda ed il secondo della musette. Danguy fu interprete,
insegnante, liutaio e compositore e la sua carriera si sviluppò tra
gli anni 1740 e 1775.
Egli non fu certo lunico conosciuto virtuoso dello strumento. Charles
Baton, figlio del già citato liutaio di corte, ebbe un grandissimo
successo ed insegnò persino a suonare la ghironda alle figlie del re.
Francois Chauvon diede per primo allo strumento un ruolo credibile sulla scena
lirica. Nel suo Les Agremens Champestres, accanto agli abituali
violini, flauti traversi, oboi e contrabbassi, apparvero infatti musette,
ghironde, tamburi di Marsiglia e trombe. Probabilmente i musicisti suonavano
direttamente in scena contribuendo allopera, oltre grazie alle sonorità
particolari degli strumenti, anche in virtù delle loro caratteristiche
puramente decorative. Chauvon riservò importanti passaggi musicali
ad ogni strumento agreste e la ghironda, suonando di concerto
con la musette, apparve più volte allinterno dellopera.
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Figura
7: 'College de musiciens' Gustave Doré Incisione, XIX sec.
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Conclusione dellexcursus storico
Nonostante lelevato livello tecnico raggiunto nellepoca barocca
in Francia, gli strumenti a bordone scomparvero nella musica colta rapidamente
come si erano affermati.
Raramente altri strumenti conobbero una così rapida voga e declino:
gli strumenti da concerto, come il violino e la sua famiglia, il flauto traverso,
loboe e il contrabbasso, conservarono il proprio ruolo malgrado levoluzione
del gusto musicale; al contrario, la musette, appartenente alla famiglia della
cornamusa ma evolutasi alla fine del XVI secolo per soddisfare la necessità
di sonorità nuove, scomparve insieme al clavicembalo ed alla viola.
La ghironda mantenne le caratteristiche organologiche del XVIII secolo ma
cambiò ulteriormente la propria immagine evocativa: da strumento per
virtuosi e professionisti, tornò ad essere strumento popolare.
Intorno alla fine del secolo, arrivarono a Parigi numerosi abitanti della
bassa Savoia che si guadagnavano da vivere elemosinando e suonando la ghironda.
La suonatrice, la belle vielleuse non era più una regina
o una principessa ma una coraggiosa e giovane fanciulla che aveva abbandonato
la sua terra natale per tentare la fortuna in città, la voga francese
non era più per le immagini pastorali ma per il melodramma edificante.
Limmagine di povertà venne ben presto associata allo strumento
e si rispecchiò nella produzione musicale dellepoca: nel 1794
Luigi Cherubini compose Eliza ou le Voyage aux Glaciers du Mont St Bernard,
dove personaggi di emigranti dalla Savoia portano con sé in scena strumenti
come ghironda, tamburini e triangoli. E difficile affermare se la ghironda
fosse o no realmente suonata; la tonalità prescritta da Cherubini è
il fa minore, poco adatta allo strumento che si presume quindi fosse utilizzato
solo a scopo decorativo.
Il processo di folklorizzazione era iniziato. Dopo essere stato lo strumento
dei mendicanti e dei ciechi, dopo un periodo in cui fu suonato da aristocratici
e virtuosi, divenne accessorio utile ad un certo tipo di commedie morali di
carattere populista, nuovamente strumento altro dal mondo della
musica colta. Ciò che le tre diverse immagini dello strumento mantennero
in comune fu il proprio ruolo dinterprete, di mediatore fra il popolo
e le classi più elevate. Lo strumento cristallizzò un mondo
stereotipato in cui i poveri furono dapprima rappresentati come vittime senza
speranze, poi si affrancarono grazie alla semplicità ed alla naturalezza
della campagna dipinta come un paradiso perduto, infine furono individuati
come candidi e innocenti possessori di una dignità ed una modestia
toccanti.
· Marcello Bono, La ghironda. Storia, repertorio, tecnica esecutiva
e costruzione. Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1989.
· Jean Christophe Maillard, Vielle a roue, territoires illimites.
Famdt editions, Saint jouin de Milly, 1996
· Gustave Reese, La musica nel Rinascimento. W. W. Norton &
Company, New York-London, 1959.
· Curt Sachs, Storia degli strumenti musicali. W.W. Norton &
Company, Inc. 1940. Edizione italiana Arnoldo Mondatori Editore, 1980.
· Robert A. Green, The Hurdy-Gurdy in Eighteenth-Century France.
Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 1995.
· Stanley Sadie, The New Grove Dictionary of Musical Instruments.
Macmillan Press Limited, London, 1984.
Per informazioni: BiondaGhironda@teatrodastrada.org